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Terza fetta di Mellone - Estate 2019 - Sopra la stampa la casta campa
Di Antonio Mellone (del 05/08/2019 @ 13:29:27, in Fetta di Mellone, linkato 279 volte)

Non sono un magnifico lettore dei quotidiani di Caltagirone: ne leggo ogni tanto qualche numero, rigorosamente di seconda mano, sapendo bene di non rimanerne mai deluso.

Quale giusto guiderdone al mio solito becero sarcasmo nei confronti di certa stampa (che, come noto, perde un sacco di soldi - basta dare un’occhiata ai suoi bilanci - ma sovente porta consensi, cioè affari, a editori e compari), qui cascherebbe il motto “Non son d’accordo con quello che dici, ma darei la vita, eccetera eccetera”. Tuttavia, adesso, dopo aver dato la vita, non possono mica pretendere che gli faccia pure una sviolinata.

Nessuno mette in dubbio che in redazione e fuori possano esserci dei bravi collaboratori e pure in buona fede, ma, sapete, a volte le linee editoriali son tali che la validità dei singoli ne risulta purtroppo obliterata. Funziona più o meno come la regola dei segni nella moltiplicazione dei numeri relativi (“più per meno”, nella fattispecie).   

Non sto qui a raccontarvi delle volte in cui uno dei giornali ahinoi più letti in loco abbia fatto Pubblicità Progresso (lo chiamano Progresso, mica è colpa mia) a quella roba battezzata Eco-Resort Sarparea, l’ennesimo villaggio turistico con una settantina di villette, però de luxe, da tirar su in una foresta di ulivi in agro di Nardò, verso il mare; o quando in quelle pagine tutte intrise del tipico liquido secreto dalle parotidi si discettava dei magnifici e progressivi posti di lavoro portati dal Twiga di Flavio Briatore, manco fosse il Tap in grande spolvero; o delle volte in cui le sacre penne planarono sulle campagne-stampa contro “I lacci della burocrazia che frenano gli investimenti: <>” [sic]; o quando senza il minimo segno di turbamento il Diciamo Giornalista copia-incollava “volani per lo sviluppo” e “ricadute per l’economia” a proposito di un centro commerciale nuovo di zecca da edificare sulla Lecce-Gallipoli, altezza Collemeto, poi abortito (speriamo definitivamente) nella culla.  Ultimamente, facendo da cassa di risonanza a una nota associazione di sedicenti agricoltori, il giornalingua di turno ha scoperto pure che d’estate ci sono le cicale, che stanno addirittura sugli alberi e che friniscono pure: meglio farle fuori con una bella bomba atomica.

Vogliamo poi parlare del fenomeno dei disseccamenti degli ulivi salentini? Quasi tutte le volte che il quotidiano riporta una notizia su codesto argomento, al titolista viene spontaneo vergare a caratteri cubitali e prima di ogni altro morfema il lemma Xylella.

Faccio qualche esempio a caso per rendere l’idea: “Xylella, scatta il piano B” (per la verità dovrebbe essere il lato B: quello che brucia ai salentini); oppure “Xylella, i santoni vogliono fermare il batterio con la calce” (meglio calce e martello); ovvero: “Xylella, la Sputacchina rinvenuta alle porte di Bari” (precisamente in tangenziale, quella zoccola); o anche: “Xylella, guardiamoci le spalle da complottisti e negazionisti” (li avranno conosciuti su fb, o in tribunale).

Insomma, roba così. Ma se tu ripeti dì e notte Xyella, Xylella, Xylella, per la legge del marketing l’unica causa dei disseccamenti che ti viene in mente di nominare è appunto la Xylella, ed è più o meno quello che è avvenuto in questa terra (ovviamente piatta).

Ora, tra un incidente stradale e l’altro (gli incidenti in cronaca fanno buon sangue, e soprattutto spingono alla costruzione di nuove strade a scorrimento veloce, ergo secondo la vulgata giornalistica “più sicure”) a inizio estate, così, per darle il benvenuto, la nostra mezza gazzetta se ne esce con un titolone a tutta prima: “Posti barca esauriti, è boom”.

Uno legge questo titolo e si chiede pensoso se a essere esauriti siano propriamente i posti barca, e non invece certi dispensatori di inchiostro un tanto a riga.

La conferma all’atroce dubbio giunge dopo qualche pagina in un’altra articolessa con un titolo provvisto di tre bei puntini di sospensione: “I turisti bussano… e vanno via - I 3.900 posti barca non bastano” (povera casta proletaria). E poco più in là, nella stessa pagina, con un pizzico di invidia per chi ce l’ha più lungo (il porto, dico) un altro bellissimo epitaffio: “Intanto cresce la concorrenza dei Balcani che fa incetta di lussuose navi da crociera” (beoti loro). Conclude gongolante un altro elzevirista certamente iscritto all’album: “Un nuovo mega approdo per l’Adriatico”, sottotitolo: “In via di approvazione un progetto per dotare di 431 posti il porticciolo turistico”. Lo chiamano comunque “porticciolo”, il mega approdo. Con 431 posti barca.

Per farla completa mancherebbero giusto un po’ di Grandi Navi da crociera a Otranto e dintorni - come quelle così carine che continuano a speronare tutto quel che capita a tiro in quel di Venezia – per la gioia delle ossa dei santi martiri idruntini, pronte ancora una volta a un triplo carpiato.

Un giornale che vede il futuro nello specchietto retrovisore è sintono probabilmente di un giornalismo che, pagina dopo pagina, si sta scavando la fossa con la propria penna. 

Gli sia lieve l’asfalto.

Antonio Mellone