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Il sogno del sindaco (terza fetta di Mellone - estate 2025)
Di Antonio Mellone (del 30/08/2025 @ 12:01:05, in Fetta di Mellone, linkato 373 volte)

Ci siamo quasi. Qualche altro giorno di pazienza e vedrete che il sogno (evidentemente bagnato) del sindaco, e a quanto pare anche del suo assessore ai LL.PP. (acronimo antifrasi di Leccornie Pugliesi), sarà una splendida realtà: ci han lavorato senza requie un bel po’ di maestranze anche a quaranta gradi all’ombra (e poi dicono che non ci sono più i proletari di una volta) al fine di scodellarci un delizioso pacco chiavi in mano nel più breve tempo possibile. Mi riferisco al fast food fotocopia della Mc Donald’s, colato in loco di fronte alla Q8, giusto all’ingresso della prossima ventura città della cultura (soprattutto culinaria), viepiù descritta dallo storytelling degli animatori turistici di palazzo Orsini come un villaggio della Valtur. Già me lo vedo il primo cittadino della mia città, in compagnia di qualche altro uomo-sandwich (su piazza se ne annoverano a bizzeffe) passare tra i tavoli del novello ristorante senza cuoco come lo sposo ai matrimoni.

Finalmente, da una settimana circa, sul relativo piazzale, una M gialla tanta così svetta a mo’ di benvenuto in cima a uno dei menhir salentini 3.0 (vale a dire i pali della pubblicità), mentre il nuovo Quotidiano di Lecce, con un pizzico di pessimismo comico in merito alle tempistiche, ne gongolava sin dal 27 febbraio ’25 titolando: “Il nuovo store dovrebbe essere pronto entro la fine dell’anno, ma l’entusiasmo in città è già palpabile”. Talmente palpabile che fioccano in anteprima le recensioni su Google (ovviamente tutte con cinque stelle), così, sulla fiducia. Prima in assoluto quella di un potenziale cliente che non sta nella pelle, pregustando alla Pavlov il suo viaggio esperenziale nell’Happy Meal Time: “Non vediamo l’ora che apri” [sic], senza segni di interpunzione, ma con tre emoticon, di cui l’ultimo a forma di cuore creato con i due pollici e i due indici. Chissà se gli attentati dinamitardi alla grammatica italiana saranno funzionali all’ottenimento di uno sconto per il McFlurry.

Insomma, pare che la famosa “valorizzazione del territorio” passi anche da qui oltre che dall’App tradizionale da scaricare quanto prima sul proprio smartphone, e giacché pure dal martellamento propagandistico in grado di spacciare una catena globale per la filiale dell’ortolano sotto casa: sempre che poi però non si chieda al crew di turno la puccia cu le vulie al posto del McChicken, i pummidori schiattarisciati al posto del ketchup e ‘nu diavulicchiu (o Dio non voglia: la ricotta uschiante) al posto della salsa senape piccante. Roba da zoticoni proprio.    

E per favore, nessuno s’azzardi a leggere il volume di George Ritzer dal titolo “McDonaldization of society” (volendo esiste anche la traduzione in italiano), ché maisia a un certo punto si possa arrivare perfino a scoprire di essere al cospetto di una catena di montaggio nei cui ingranaggi son coinvolti non soltanto i processi produttivi, la divisione del lavoro, la logistica aziendale, il modo in cui viene servito il cibo a tutte le ore, e quindi i dipendenti e le loro gerarchie, ma anche i più o meno consapevoli avventori (stavo per dire mc-ustomers), indotti ad amare l’uniformazione mondiale di usi, costumi e gusti, da sempre foriera della grande alienazione (asintoto a cui tendere, pare, per far girare meglio l’economia neoliberista).

Ebbene sì, il naufragar è dolce in questa ipnosi collettiva.

Antonio Mellone