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Di Antonio Mellone (del 08/03/2026 @ 16:26:10, in NohaBlog, linkato 189 volte)

Che palle. Se ancora vivi, e se i poliziotti del mondo Usraeliani non dovessero per caso bombardarci come Usa di questi tempi, domenica 22 e lunedì 23 marzo prossimi saremo ‘ntorna chiamati alle urne per l’n-esimo referendum costituzionale.

Dico bene “’ntorna”, in quanto non passa legislatura senza che al governo di turno (che dovrebbe occuparsi di ben altro), corroborato dalla propria maggioranza, sovente in combutta con pezzi di diciamo opposizione, venga il ghiribizzo di inoculare un po’ di virus P2 nella nostra Costituzione, quella stessa sulla quale i suoi esponenti giurano con la mano sul petto (mi sa altezza portafoglio) all’inizio dei loro mandati. Ora, la nostra carta costituzionale non sarà “la più bella del mondo” come asseriva quello, ma quasi sempre, quando ci metton mano, non fanno altro che storpiarla oltremodo.

Questa volta si son messi in testa di attentare alla separazione dei tre poteri dello stato (provando a subordinare il giudiziario all’esecutivo, mentre per il legislativo è quasi fatta) dandocela da bere con la semantica della separazione delle carriere dei giudici, e quindi con la triplicazione dei CSM (consigli superiori della magistratura), giacché pure delle spese connesse, tanto paghiamo noi, e, ciliegina sulla torta, con il sorteggio però dei soli giudici togati, ché quelli “laici” invece – come sono toghi loro - sarebbero sì estratti a sorte, ma fra i prescelti dagli amici degli amici (quando si dice autonomia e indipendenza).

Ce la stanno vendendo come la panacea dei mali della Giustizia, ma il cattivo funzionamento della macchina del terzo potere non dipende mica dalla separazione delle carriere tra i giudici requirenti e quelli giudicanti (già separati dalle statistiche oltre che dalla legge Cartabia di tre/quattro anni fa, per la regola secondo cui il cambio può avvenire soltanto una volta nell’arco della carriera del magistrato ed entro dieci anni dalla sua prima assegnazione, e in altra regione), ma innanzitutto dalla professionalità e dalla credibilità di pm e giudici, dall’endemica carenza degli organici, dalla mai realizzata digitalizzazione del processo penale, dall’edilizia giudiziaria che fa, appunto, pena, quindi da altri 200 milioni di tagli freschi alla Giustizia appunto nel 2026, e poi dalla ipertrofia normativa, dalla farraginosità delle procedure e, non ultimo, dall’alto tasso di litigiosità per bagattelle che intasano le aule dei tribunali (un esempio per tutti le querele temerarie, fatte apposta per intimidire e imbavagliare).

Il caso Tortora, quell’altro di Garlasco, i bambini nel bosco, e tutti gli altri di cui si sta occupando l’Istituto Luce a reti unificate sono solo fumo negli occhi degli allocchi, e non c’azzeccano nulla con la separazione delle carriere dei magistrati, come d’altro canto gli errori giudiziari, che continueranno a esserci come e forse più di prima. Eh sì, oggi un pubblico ministero per definizione imparziale è la migliore garanzia per il cittadino che non ha santi in paradiso: egli infatti deve raccogliere le prove a carico ma anche quelle a favore dell’indagato (ed eventualmente imputato), e quando ritiene che non ci siano i presupposti per procedere chiede l’archiviazione per l’indagato o l’assoluzione per l’imputato. Diverso sarebbe l’atteggiamento di un pm trasformato in “avvocato dell’accusa”, all’americana per capirci, il cui scopo principale invece è quello di “vincere”, collezionando il maggior numero possibile di arresti, rinvii a giudizio e condanne.

E non venite a dirmi che non ho i titoli per discettare di queste materie ché all’esame di Diritto Pubblico (milleduecento pagine di costituzionale e altrettante di amministrativo) presi trenta, vabbè senza lode; e poi ho addirittura esperienza diretta sul campo avendo ricoperto il ruolo di indagato e finanche di imputato in un paio di procedure per via di altrettante querele cagionate mannaggia dalla causticità di qualche mia Fetta di Mellone andata di traverso al diciamo politico di passaggio. Confesso di essere ancora segretamente innamorato della pm e della giudice delle mie due (separate) procedure: una m’aveva archiviato, l’altra assolto perché la satira non è (ancora) un reato. Ci fosse stata già da un lustro ‘sta separazione delle carriere probabilmente non starei scrivendo questo articolo, ma le mie prigioni.

P.s. Per chi non li avesse riconosciuti, i padri costituenti ritratti nell’immagine a corredo di questo pezzo sono: Salvini, Tajani, Nordio e la Meloni.

Antonio Mellone