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VENT’ANNI FA: SUONATI
Di Antonio Mellone (del 21/05/2026 @ 20:50:23, in Comunicato Stampa, linkato 264 volte)

Ricordo benissimo quell’attimo. Un’emozione indescrivibile, una fra le più belle della mia vita (e sì che ce ne sono state parecchie, grazie al cielo). E fu quello in cui la lama del taglierino fendeva il nastro adesivo col quale era sigillata la scatola di cartone contenente i libri.

Potevano essere le nove di una splendida mattinata di oggi di due decenni fa. Erano appena arrivati i re magi, dico i due ragazzi che, partiti dallo stabilimento dell’Istituto Grafico Silvio Basile di Milano, per tutta la notte si erano alternati alla guida del furgone carico di non so più quanti scatoloni di pezzi di storia, arte e leggenda del mio paese. Si trattava di decine, mi correggo: centinaia di volumi di pagine rilegate e racchiuse da copertina in tela rosso fuoco, sistemati in numero di dieci per ogni pacco.

Non so come, in pochi minuti arrivò alla mia personale “casa del popolo” anche Michelino Gugliersi con il suo muletto per scaricare dal cassone dell’automezzo tutti quei colli, e giacché c’era pure Sergio Vincenti, che ci diede una mano nella logistica.

Sembra ieri, ma son passati vent’anni esatti da allora. Il libro che mi si materializzò fra le mani, espulso da quell’utero a forma di scatola di cartone, era proprio come l’avevo immaginato io, voluto, desiderato. Giusto quel formato, le pagine, i colori, la sovra-copertina lucida, le scritte, le fotografie, i caratteri, le didascalie, perfino il profumo: tutto come sognato, progettato, predisposto. E titolato, cioè: “Noha, storia arte e leggenda”.

Quel libro era il frutto di una pazzia collettiva: mia certamente, per aver postulato che una dimensione onirica o un’ipotetica del terzo tipo potessero diventare realtà concreta. Ma ancor più folle di me il coautore P. Francesco D’Acquarica, convinto com’era (e com’è a novant’anni suonati) che la nostra microstoria non è mai stata storia di seconda scelta, ma Storia con tanto di maiuscola. Matti da legare (o rilegare) anche i fotografi Rinaldo, Daniele e Michele Pignatelli dello Studio Mirelfoto, per il lavoraccio delle 460 fotografie a colori (scelte fra mille) a corredo delle parole spalmate su altrettante pagine (vi lavorarono perlopiù con i rollini e con sistemi meccanici e chimici - i selfie da smartphone digitale erano ancora di là da venire). Pazzo scatenato fu anche la buonanima di Michele Tarantino, l’editore del libro a scatola chiusa (nel senso che non volle nemmeno vederne le bozze per buttarsi a capofitto nella stampa e nella diffusione del volume). Tra le stravaganze irrazionali anche l’affitto di un Tucano, aereo ultraleggero, da parte del pilota Antonio Salamina, mentre Giuseppe Rizzo dall’alto dei cieli scattava foto per le prime pagine dei capitoli (una sorta di google maps ante-litteram). Fore de capu pure il compianto prof. Zeffirino Rizzelli che ne scrisse la prefazione; squilibrati tutti gli altri protagonisti che non ho citato qui per evitare di scrivere un altro trattato (sull’incoscienza); svitati gli spettatori della prima presentazione (che acquistarono 115 copie, un record assoluto anche d’incassi, considerato anche il prezzo non proprio popolare del tomo). E suonati tutti gli altri, vicini o lontani, che ogni tanto hanno il ghiribizzo di sfogliare per la prima o per l’n-esima volta quelle sudate carte.

 Che storia. Che arte. Che leggenda.

Antonio Mellone