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Da Noha a Bruxelles: quando il futuro dell’Europa passa anche dai piccoli paesi
Di Michele Scalese (del 28/06/2026 @ 19:07:54, in Comunicato Stampa, linkato 117 volte)

Ci sono luoghi che, più di altri, hanno il potere di ricordarti quanto il destino delle persone sia strettamente legato alle decisioni delle istituzioni. Il Parlamento Europeo è uno di questi. Camminare nei suoi corridoi, confrontarsi con rappresentanti provenienti da ogni parte del Mezzogiorno, significa toccare con mano una realtà che spesso percepiamo distante, quasi astratta, ma che in realtà incide profondamente sulla vita quotidiana di ciascuno di noi.

Nei giorni scorsi ho avuto il privilegio di vivere questa esperienza partecipando, a Bruxelles presso il Parlamento Europeo, all’incontro “Abitare l’Europa”, un momento di confronto organizzato dall’On. Georgia Tramacere, dedicato alle politiche abitative, allo sviluppo dei territori e alle sfide che attendono le comunità europee nei prossimi anni. Un’occasione resa ancora più significativa dalla presenza della Presidente della Commissione HOUS del Parlamento Europeo On. Irene Tinagli, della Vicesindaca di Napoli. di amministratori e di rappresentanti istituzionali provenienti da diversi Paesi.

Mentre prendevamo parte al dibattito, non riuscivo a smettere di pensare a Noha. Può sembrare strano. Bruxelles rappresenta il cuore politico dell’Unione Europea; Noha è una piccola comunità del Salento. Eppure, proprio in quella distanza geografica ho trovato una sorprendente vicinanza di significato. Perché parlare di Europa non vuol dire soltanto discutere di grandi strategie economiche, di regolamenti o di politiche internazionali. Significa soprattutto interrogarsi su come continuare a far vivere i piccoli paesi, su come garantire servizi essenziali, opportunità per i giovani, qualità della vita per gli anziani, spazi in cui le famiglie possano immaginare il proprio futuro.

Noha è una realtà ricca di storia, di tradizioni e di relazioni umane autentiche. Essa è uno di quei luoghi in cui le persone continuano a conoscersi per nome, in cui una piazza è ancora un luogo di incontro e non soltanto uno spazio urbano. Ma, come tante altre comunità del Mezzogiorno, vive anche le difficoltà di un tempo che cambia rapidamente. Lo spopolamento, la diminuzione delle nascite, la partenza di tanti giovani verso città più grandi o verso altri Paesi sono fenomeni che rischiano lentamente di svuotare non soltanto le case, ma anche il tessuto sociale che rende viva una comunità. È impossibile osservare tutto questo senza interrogarsi sul futuro. Durante i lavori abbiamo portato la prospettiva di chi vive quotidianamente un piccolo territorio e conosce da vicino le speranze, ma anche le preoccupazioni, di chi vi abita. Ho cercato di raccontare cosa significhi vedere una comunità perdere progressivamente i propri giovani, assistere alla chiusura di servizi, percepire la sensazione che alcune realtà rischino di essere considerate marginali semplicemente perché lontane dai grandi centri. Eppure credo profondamente che il futuro dell’Europa non possa essere costruito soltanto nelle capitali. L’Europa sarà davvero forte se saprà prendersi cura anche delle sue periferie, dei borghi, delle frazioni, delle aree interne. Perché è proprio lì che si custodiscono patrimoni culturali, identità collettive, reti di solidarietà che rappresentano una ricchezza straordinaria e spesso sottovalutata.

Questa esperienza mi ha lasciato una convinzione ancora più forte: non esistono territori troppo piccoli per meritare ascolto. Anzi, spesso sono proprio le comunità più piccole a insegnare il valore della partecipazione, della vicinanza tra le persone e del senso di appartenenza e da psicologo so quanto il legame con il luogo in cui si cresce contribuisca alla costruzione dell’identità personale. Da cittadino impegnato nella vita politica so che ogni azione dovrebbe partire dalle persone, dalle loro storie e dai bisogni concreti delle comunità. Ed è proprio questo che ho cercato di portare con me a Bruxelles: la consapevolezza che dietro ogni scelta amministrativa ci sono famiglie, giovani, anziani, lavoratori, bambini. Ci sono vite.

Torno da questa esperienza con gratitudine, ma soprattutto con una responsabilità ancora maggiore. Perché visitare il Parlamento Europeo significa comprendere che ogni territorio, anche il più piccolo, ha il diritto e il dovere di far sentire la propria voce.

Se vogliamo costruire un’Europa davvero unita, dobbiamo partire proprio da qui: dall’idea che nessuna comunità debba sentirsi periferia e che il futuro del continente si costruisca anche nelle piazze di paesi come Noha, dove ogni giorno, spesso nel silenzio, si continua a coltivare il senso più autentico dell’essere comunità.

Michele Scalese

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This is Noha, the place we li...

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