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Noha: Miracolo di San Michele Arcangelo 2026
Di Antonio Mellone (del 28/09/2026 @ 07:41:47, in Fetta di Mellone, linkato 368 volte)

C’è chi per organizzare un festeggiamento o una ricorrenza (persino privata) ingaggia social media manager, direttori artistici e addirittura consulenti bocconiani. E c’è chi, invece, per una grande festa patronale decide di andare controcorrente, facendo apparire come anacronistica e fuori tempo massimo ogni tipologia di “St. Michael’s Planning Agency” esistente su e fuori piazza, affidandone organizzazione, marketing e contabilità al topico Comitato Festa di paese.

È il caso della festa di Noha dedicata all’Arcangelo Michele Patrono, che continua ad aver fede incrollabile nella celebre “Commissione” in auge da cinquanta anni abbondanti, facciamo sessanta. L’organigramma è composto da tre storici inossidabili promotori, vale a dire Michelino Congedo, 86 anni, (ex guardia municipale), Michele Coluccia, 82 anni suonati, (ex commerciante di abbigliamento) e Antonio De Lorenzis, 74, (ex dipendente comunale). Quest’ultimo potremmo comunque appellarlo Michele, così, ad honorem, o per usucapione, giusto il fatto che a suo tempo il “bonus Mike” era già stato utilizzato dallo zio per il cugino e non era il caso di confondere i due parenti che all’anagrafe si portavano appena un anno di differenza.

A dirla tutta, l’unica pecca di codesto festival è forse il cosiddetto Ufficio Stampa, rappresentato dalla scalcagnata redazione di Noha.it, di cui indegnamente (o degnamente se riferita all’attributo “scalcagnata”) fa parte il sottoscritto, imperterrito estensore di prolisse e talvolta baroccheggianti elucubrazioni - magari condite da copiosi refusi - ma vivaddio ancora ruspanti e lontane mille miglia dalle seduzioni di quell’ossimoro che è l’intelligenza artificiale. Il tutto, per fortuna, viene controbilanciato dalle ormai venticinquennali pubblicazioni di annunci sulla benemerita rivista “quiSalento”, la quale, sin dalla fondazione, si compiace di ospitare i programmi del proverbiale triduo settembrino nohano: che include, oltre alla patronale dei suddetti michelinidi, anche la compatronale della Madonna delle Grazie e la resistentissima Fiera della “Città dei Cavalli”.

Il trio, che farebbe invidia all’Agenzia delle Entrate per la puntualità della riscossione dell’obolo, si avvale di uno strumento portentosissimo. Nossignore, non è il pignoramento presso terzi, e nemmeno l’ipnosi, ma la bonaria eloquenza dei suoi membri scientificamente supportata dalle RUBRICHE (tutto in maiuscolo), rigorosamente cartacee, scritte con penna a sfera e tenute in accurato ordine alfabetico. Questo avviene registrando gli abbonati o per cognome o per soprannome: sicché, con molte probabilità, un Sindaco lo trovereste sotto la lettera Z di Zùmpa, un Longo alla M di Magnògna, un Idolo alla P di Papa ‘Ntoni; mentre invece un De Lorenzis è correttamente schedato sotto la D di Demétru, un Misciali alla M di Maraiùli, la famiglia Gugliersi al punto G di Gnìzzu, e così via. Da osservare che le summenzionate RUBRICHE conservano anche i nomi dei De Cuius, cioè i nostri avi defunti, che sarebbero esentati dal pagamento della quota, ma solo in teoria; la sopravvivente generazione erede, infatti, è caldamente invitata a farsi carico delle rette delle buonanime, ovviamente con gli opportuni adeguamenti al tasso d’inflazione. Alla fine della fiera, dopo aver tirato somme e sottrazioni, come in un rito solenne, codesti quaderni alfanumerici vengono posti sotto chiave in cassaforte collocata in un luogo segretissimo (ipogeo?) e custoditi scrupolosamente per l’anno venturo alla stessa stregua di una reliquia.

Per completezza diciamo che i tre dell’Ave Arcangelo si muovono o a piedi (benedica, senza alcun bastone o altro ausilio per la mobilità, indubbiamente per quotidiano miracolo del Santo), oppure in quattroruote, stavolta imponendo a chiunque sia in coda un’andatura da processione dei Misteri. Il mezzo di locomozione ufficiale è quello di Michelino Guardia, il più, come dire, navigato e omeopaticamente immune dalle multe: lo riconosci dal fatto che parecchi centimetri quadrati della sua carrozzeria conoscono a menadito i muretti a secco della Roncella, un marciapiede di via Trisciolo, qualche angolo o albero di via Aradeo, l’immancabile palo del Calvario, più raramente l’autovettura di turno che non abbia fatto in tempo a svignarsela. Nulla a che vedere con gli autoscontro Montenero o Greco (quelli tra l’altro sono pure a pagamento).

Lunga vita allora a questi eroi. Ah, se affidassimo i destini d’Italia e quelli del resto d’Europa ai nostri tre amici anziché alla famigerata Troika, o invero ad altri esponenti delle oligarchie parassitarie: molto probabilmente i cieli si colorerebbero delle scie dei fuochi artificiali e non del fumo mortale dei droni bellici (veri o inventati); ascolteremmo le melodie delle orchestre lirico-sinfoniche al posto del frastuono delle armi che ci stanno dissanguando ancor prima di esplodere; frequenteremmo di più i mercatini e assai meno ipercentri commerciali o altre americanate del genere imposti dal colonialismo sanguisuga e dai suoi servi; e forse si moltiplicherebbero pure gli appelli - anziché il silenzio o peggio ancora la censura (a breve addirittura a norma di legge) - per far cessare il genocidio in corso ormai da troppo tempo in quella striscia di terra.

Una mano, anzi un’ala, sicuramente continuerebbe a darcela l’Arcangelo Michele.

 

Antonio Mellone

 [Sesta fetta di Mellone – estate 2026]

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