
È stato alquanto difficile ma non impossibile: tanto che alla fine, di concerto con un bel po’ di uomini e donne di buona volontà, ce l’abbiamo fatta. Sì, va bene, c’è anche il mio zampino in tutto questo, oltre ovviamente a quello del parroco don Francesco Coluccia (che non per nulla bazzica il palazzo apostolico nel ruolo di
Consultore di uno dei più importanti dicasteri vaticani). Insieme a noi un sacco di amici che si sono impegnati per dar vita a codesta solenne “missa papalis cantata”, che, mese di novembre ineunte, sarà a tutti gli effetti una Messa da Requiem. Non posso nominare l’intero monumentale cast artistico di quest’avventura, altrimenti non la finirei più. Qui mi limito a citare i ben quattro cori che l’animeranno, vale a dire le due Scholae Cantorum di Scorrano e quelle di Surano e Cursi, l’Ensemble “Le Armoniche Stravaganze” (con Angela Cosi all’arpa, Marco Corsano all’oboe e Simone Madaro alla tromba), e ancora il mezzosoprano Serena Scarinzi e il baritono Carlo Provenzano, tutti diretti dal M° Francesco Scarcella. Stavo quasi per scordarne il protagonista assoluto: Mesciu Antonio Papa che non solo è l’autore di questo incredibile Requiem, ma, per l’occasione, sarà anche uno degli esecutori della sua opera magna, sedendo al Continiello, il potente organo a canne nohano.
La Messa da Requiem di Antonio Papa avrà luogo a Noha nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, mercoledì 4 novembre 2026 alle ore 18:30. L’ingresso è ovviamente libero.
Quasi tutti avranno certamente visto un Papa celebrare la messa, ma mai un Papa suonare l’organo al suo stesso Requiem. Cose che succedono soltanto qui da noi.
Quando si dice che tutte le strade portano a Noha.
Antonio Mellone
Nel 2022, durante la campagna elettorale, Fabio Vergine prometteva che se fosse diventato Sindaco il Comune si sarebbe trasformato in un Palazzo di cristallo, nel quale ogni cittadino avrebbe dovuto sentirsi a casa.
Era un’immagine forte: trasparenza, accoglienza, prossimità tra l’Amministrazione e la comunità.
Vergine è effettivamente diventato Sindaco e, a distanza di quasi cinque anni, quella promessa appare ormai lontana. Oggi si accede - anzi, meglio dire non si accede - a Palazzo Civico se non attraverso un “filtro” poco rispettoso dei cittadini.
E negli ultimi tempi è ben visibile un cartello: “Ingresso consentito solo su appuntamento”, con la parola “solo” sottolineata in nero e “appuntamento” evidenziata in rosso.
Il palazzo di cristallo è sparito.
È rimasta la cruda realtà di un’amministrazione chiusa e restia a ricevere i cittadini con le loro esigenze.
Una Pubblica Amministrazione non è soltanto un luogo dove si svolgono pratiche: è il punto di riferimento della comunità.
Il Palazzo comunale deve essere percepito come una casa aperta, nella quale il cittadino si sente benvenuto, ascoltato e considerato.
Un cartello, da solo, non definisce la qualità di un’amministrazione. Però comunica un atteggiamento.
E quando l’accento cade su “solo” e “appuntamento”, con evidenze che sembrano più un divieto che un’indicazione, il segnale che si trasmette è quello di una Casa comunale sempre meno accessibile.
La “casa di cristallo” non si costruisce con divieti evidenziati in rosso. Si costruisce con trasparenza, disponibilità, chiarezza nelle procedure e attenzione reale verso chi si rivolge agli uffici comunali.
Chi si reca in Comune spesso lo fa perché ha un bisogno concreto: un documento, un’informazione, un problema da risolvere, una pratica da seguire. Non è un intruso. Non è un numero. È un cittadino che ha diritto a un servizio pubblico efficiente, chiaro e accogliente.
Naturalmente servono regole, orari e organizzazione. Ma l’organizzazione non deve trasformarsi in una barriera. Se servono appuntamenti, devono essere facili da ottenere, chiari nelle modalità e accompagnati da alternative concrete per chi ha difficoltà digitali, urgenze o necessità particolari.
Un’amministrazione moderna non misura la propria efficienza nella capacità di tenere lontani i cittadini, ma nella capacità di accoglierli e rispondere loro.
Non chiedo di rinunciare alle regole. Chiedo che le regole siano pensate per facilitare i cittadini, non per allontanarli.
Chiedo che Palazzo Civico torni a essere ciò che dovrebbe essere: la casa della comunità, non un luogo in cui l’accesso sembra un favore concesso.
Perché una casa di cristallo non si riconosce dai cartelli che mette alle porte.
Si riconosce dalla capacità di far sentire ogni cittadino a casa propria.
Dott.ssa Loredana Tundo
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