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La Fidas - Noha e la festa dei Donatori di Sangue del 1995
Di Antonio Mellone (del 27/10/2015 @ 20:46:28, in don Donato Mellone, linkato 1348 volte)

Nell’archivio del compianto don Donato Mellone (1925 – 2015) abbiamo rinvenuto gli appunti per un’omelia tenuta giusto vent’anni fa in occasione di una delle prime feste dei donatori di sangue di Noha. La riproponiamo di seguito in concomitanza del quarantennale della Fidas-Leccese, testé festeggiato in grande stile presso il teatro Italia di Gallipoli nel corso di una bella serata di memoria  e spettacolo alla quale abbiamo avuto il piacere di partecipare in compagnia di tanti amici provenienti da ogni dove. Auguri Fidas-Leccese, auguri Fidas-Noha. (Mel)

*

Quest’oggi, l’Associazione Donatori di Sangue della sezione di Noha è in festa. Leggendo il manifesto, esprimo la mia soddisfazione per le tante iniziative intraprese volte ad incrementare donatori e donazioni: iniziative indovinate, iniziative l’una più interessante dell’altra.

Ebbene, quando i dirigenti della Sezione di Noha, guidati dal sig. Antonio Mariano, vennero per invitarmi a celebrare la messa in onore dei donatori di sangue, ci fu qualcuno che mi disse: “Mi raccomando, don Donato, cerca di dirci delle belle parole perché la nostra Associazione si affermi e si sviluppi sempre di più”.

Certo, non sono contrario a questa proposta, in quanto le belle parole sono utili, servono eccome. Quando ci sentiamo delusi le belle parole servono ad incoraggiarci; quando siamo tristi servono a confortarci; quando ci sentiamo deboli le belle parole servono a sostenerci. E quindi non sono contrario alle belle parole. Però temo che le belle parole siano come un fuoco di paglia: anche il fuoco di paglia illumina, riscalda e brucia, però dura poco, e alla fine non rimane che cenere, e poi ritorna il buio di prima.

Quindi non ci possiamo fermare alle belle parole. Anche perché il Vangelo ci mette in guardia: “Non chi dice: Signore, Signore...” Il vero cristiano non è colui che dice belle parole, fa delle belle preghiere, ma chi fa la volontà di Dio, chi osserva i suoi comandamenti.

Ed è molto significativa la parabola che leggiamo sempre nel Vangelo di oggi nella quale si parla di un uomo che, mentre scendeva da Gerusalemme a Gerico venne assalito da alcuni malviventi, i quali non solo lo derubarono di quanto possedeva, ma lo malmenarono fino a lasciarlo moribondo sul bordo della strada.

Sennonché si trovò a passare di là un sacerdote, il quale lo vide, certamente sentì compassione, però continuò per la sua strada. Passò di là anche un levita, cioè un giovane, anche lui addetto al servizio del tempio; però anche lui lo vide, ne sentì compassione, e andò avanti per la sua strada.  Si trovò a passare di là anche un Samaritano, un uomo, diciamo così, poco raccomandabile nel mondo di allora, eppure proprio quell’uomo vide il ferito-moribondo sulla strada, scese dal suo cavallo, curò le ferite alla miglior maniera con olio e vino, e poi lo condusse all’albergo. Qui, diede due denari all’albergatore e gli disse: “Prenditi cura di quest’uomo. E se spenderai qualcosa in più, al mio ritorno, sarai rimborsato.”

Dei tre personaggi chi si è comportato meglio? Certamente il terzo, il buon Samaritano.  E, conclude la parabola: “Va’, e anche tu fa’ lo stesso”.

Ebbene, ci sono dei cristiani che si comportano come il sacerdote o il levita della parabola: questi si commuovono, ma non si muovono, e non fanno nulla per aiutare il prossimo.

Voi, invece, Donatori di Sangue potete benissimo vedervi rappresentati dalla figura evangelica del buon Samaritano. Voi dite, voi fate, voi date. E siccome il sangue è il simbolo della vita, voi date la vita al fratello che ne ha bisogno.

Quante persone sarebbero destinate a morire e invece continuano a vivere grazie al sangue di voi donatori!

Nella preghiera che tra poco verrà letta, voi non chiedete al Signore nessuna ricompensa, né soddisfazione alcuna, e fate bene perché quando si fa il bene la destra non deve sapere ciò che fa la sinistra. E fate bene anche a chiedere al Signore che mantenga in voi la salute, perché possiate continuare a donare il vostro sangue agli altri, proprio come ha fatto Lui che ha dato il suo sangue, e la sua vita per noi.

Nel concludere vorrei formulare l’augurio proprio facendo mie le parole del presidente della vostra, o meglio della nostra associazione: auguro che la Fidas-Noha abbia ad affermarsi e a svilupparsi sempre più.

Che la nostra vita, come la vita di Cristo, e come quella dei donatori di sangue, diventi un dono continuo di amore a Dio e ai fratelli. 

Sac. Donato Mellone

[Immagine d’archivio – Pignatelli Fotografi – Noha]

 

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