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Gino cercava la libertà
Di Marcello D'Acquarica (del 07/12/2019 @ 10:57:45, in NohaBlog, linkato 591 volte)

Quando uno vive lascia dietro di se qualcosa, a volte capita di affollare con la propria immagine le vie percorse ogni giorno, a volte il deserto.

Fra poco si avvicina l'anniversario di Gino. L’otto gennaio del 2007. Lo rivedo volentieri, attraverso i miei ricordi e le immagini. Per fortuna Gino ci ha lasciato disegni, quadri, opere d’arte e fotografie che lo ritraggono nelle forme di vita più disparate, a volte in abiti eleganti, altre in abbigliamento da cantiere, ora alle prese con la macchina fotografica, piuttosto che impegnato in trattenimenti danzanti. Gino era capace di passare dal cerimoniale con un distinto abito formale, e al farsi beccare con le mani in pasta nei colori, ora atleta e un attimo dopo manovale da cantiere. Cercava il confronto in ogni ambito, la sua forma di socializzazione non aveva confini.

Gino cercava la libertà. La cercava a modo suo, attraverso la musica, l'arte, la cura del corpo, erano tutti strumenti di comunicazione, di apprendimento. Possiamo anche dire di relazione con Dio. All’età di 15 anni si vedeva già il suo avanguardismo. Il suo essere oltre la barriera, non quella determinata dalla muraglia del fabbricato del Brandy Galluccio, dove era solito fissare lo sguardo stando seduto a cavalcioni sulla sedia di quel nuovo bar al confine del paese. La barriera che lui aveva già superato a quell'età sfuggiva ai molti, mentre lo conduceva a condividere con altri ragazzi come lui, forestieri, di Aradeo per esempio, nuove mode, nuovi angoli privati dove sbranare lo stantio e scavalcarne l'ignavia, per cercare la libertà.

Forse questa sua intraprendenza lo portò lontano, dove ha potuto toccare con mano ciò che da qui non gli riusciva. Gino cercava la libertà. Non quella dell'anticonformismo, dell'anarchico, come qualcuno ha anche mormorato. Che pure sono esse stesse forme di libertà che portano verso la vera civiltà del rispetto del prossimo e di se stessi.

La sua era rivolta verso una forma di libertà interiore, di onestà intellettuale, di scollamento dagli standard, dai processi che stanno sconvolgendo tutto e tutti, e non da meno l'economia, il lavoro, l'ambiente e gli stessi tracciati morali ed etici che stiamo strizzando insieme a pseudo correnti di pensiero senza né capo né coda.

Si, Gino la libertà l'aveva trovata e ce la spiccicava sulle nostre facce con la sua pacatezza, la semplicità, libero dai vizi moralizzati, svincolato appunto da ogni illusione. Le illusioni spesso creano disillusioni, e costa sacrifici immani liberarsene. Può essere impossibile.

Tutto questo, Gino, ce lo ha raccontato con la sua assidua e perseverante presenza, nonostante vivesse spesso lontano da Noha, ma soprattutto ha voluto tracciarlo con le sue opere.

Gino cercava la libertà, è scritto dalle sue stesse mani in un disegno d’arte moderna che regalò negli anni settanta a mia sorella, così, in segno di amicizia. Anche questa una forma di solidarietà libera da preconcetti. Un valore, come la sua stessa sete di libertà.

Marcello  D’Acquarica

 

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