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MENO TUTELA DELLA SALUTE PUBBLICA E VELENI IN AUMENTO. AEROBICO O ANAEROBICO?
Di Marcello D'Acquarica (del 25/02/2026 @ 13:56:25, in NoiAmbiente, linkato 66 volte)

Che qualche cittadino non sia informato, può essere comprensibile, e qui se lo desiderano possono attingere i pareri di epidemiologi di fama nazionale, che ovviamente non sono di parte, tutt’altro.

Ma che alcuni politici nostrani, e buona parte degli amministratori regionali e provinciali, abbiano ancora dei dubbi sui pericoli che apportano sul nostro territorio, avallando mega impianti di tipo anaerobico per centinaia di migliaia di tonnellate/anno di rifiuti, oltretutto provenienti da altre province o regioni, è davvero inconcepibile. Soprattutto in considerazione della grave situazione sanitaria dell’intera Provincia di Lecce.

Non servono altri mega impianti, né a Galatina/Soleto, né a Cutrofiano dove si vorrebbe un impianto – Humus S.r.l. - da 80.000 t/a, né altrove in tutta la provincia, dove, così come ha anche confermato il Presidente della sezione ambiente, ing. Moschettini, nel verbale di un tavolo tecnico per l’impianto Forenergy da 40.000 t/a che si vorrebbe autorizzare a due passi dalle piazze di Galatina e Soleto:

“…il Presidente fa rilevare che, contrariamente a quanto indicato, nel territorio della Provincia di Lecce è già presente e operante l’impianto Calimera BIO S.r.l. (sito… nel Comune di Calimera) che tratta fino a 30.000 t/a e nel Comune di Galatone è stato autorizzato l’impianto della Società Salento Green S.r.l. per trattare fino a 20.000,00 t/a. Peraltro, tenuto conto che all’interno del documento allegato alla DGR 615 del 16 maggio 2024 di aggiornamento del piano di rifiuti solidi urbani è stabilito il fabbisogno impiantistico nella provincia di Lecce, che dovrebbe consentire il trattamento di 50.000 tonn/anno FORSU, parrebbe che detto fabbisogno risulti in realtà già soddisfatto dai due impianti sopracitati;” 

( https://www.provincia.le.it/paur_forenergy/)

Marcello D’Acquarica

Presidente di NoiAmbiente e B.C. di Noha e Galatina

E referente del Coordinamento Civico Ambiente e Salute della Provincia di Lecce

 

La parola ai medici di Isde:

Biometano, sostenibilità in discussione: ISDE lancia l’allarme sui possibili rischi ambientali e sanitari degli impianti di digestione anaerobica e pubblica un nuovo position paper - ISDE News

“Gli impianti di digestione anaerobica (DA), spesso promossi come soluzioni “green” per la gestione dei rifiuti organici e la produzione di energia rinnovabile sotto forma di biometano, non sono esenti da possibili criticità ambientali e sanitarie e da distorsioni speculative. A lanciare l’allarme è ISDE Italia – International Society of Doctors for Environment, con un nuovo position paper firmato da Agostino Di Ciaula, Vitalia Murgia, Maria Grazia Petronio, Gianni Tamino e Roberto Romizi.

L’analisi si basa su una revisione della letteratura scientifica e considera i possibili impatti ambientali e sanitari della digestione anaerobica, spesso trascurati o sottovalutati nel dibattito pubblico e nelle valutazioni tecniche autorizzative.

Cosa emerge dal documento ISDE?

• Emissioni climalteranti: Gli impianti DA generano emissioni fuggitive di metano, un gas serra 84 volte più potente della CO₂ nel breve termine. Anche la combustione del biometano inoltre, spesso sottovalutata, contribuisce al riscaldamento globale come qualunque altra combustione.

• Inquinamento atmosferico: Gli inquinanti generati degli impianti di DA comprendono formaldeide, particolato fine, ossidi di azoto, ammoniaca e bio-aerosol (una miscela di batteri e funghi). Tutto questo è in grado di generare patologie respiratorie e di aumentare i rischi oncologici e cardiovascolari, specie nei residenti nelle aree limitrofe agli impianti e nei lavoratori.

• Compost e digestato contaminati: Il digestato, se usato come fertilizzante, può contenere antibiotici, metalli tossici, residui chimici, microplastiche e PFAS. Può anche favorire la diffusione di antibiotico-resistenza e la contaminazione della catena alimentare.

• Odori e incidenti: Gli impianti di DA sono sorgenti potenziali di inquinamento olfattivo e non sono esenti da rischi di incidenti rilevanti, come dimostrato da numerosi casi documentati in Europa.

Una proposta alternativa: meno incentivi “a senso unico”, più compostaggio aerobico, soddisfacimento delle esigenze dei cittadini e non delle imprese

ISDE denuncia il modello incentivante a senso unico che spinge verso gli impianti di DA, penalizzando la possibile alternativa offerta dal compostaggio aerobico. Sotto la spinta degli incentivi gli impianti di DA sono spesso sovradimensionati o non necessari, a scapito di soluzioni più semplici, più economiche e potenzialmente più sostenibili. In ogni caso gli impianti per il trattamento delle frazioni organiche dovrebbero sempre essere adeguatamente dimensionati secondo le necessità dei territori nei quali gli impianti devono essere realizzati.

“Serve una vera gerarchia di priorità ambientali”

Secondo gli autori la gestione della frazione organica, in linea con le direttive UE, dovrebbe privilegiare la prevenzione, l’auto compostaggio, il riciclo sostenibile di materia e l’arricchimento in carbonio dei suoli agricoli. La digestione anaerobica, essendo principalmente finalizzata al recupero energetico, dovrebbe essere considerata una scelta residuale e non prioritaria.

Dal dr. Agostino Di Ciaula medico Isde

 

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