Come mi ero ripromesso da tempo, giorni addietro mi sono recato presso l’Archivio Vescovile di Nardò per cercare maggiori dettagli sui rifacimenti strutturali eseguiti durante tutto il secolo scorso riguardanti il Duomo di Noha, la nostra Chiesa Matrice, di cui tanto si è scritto e soprattutto, pubblicato su Noha.it.
Cercando quindi documenti sulla storia della nostra Chiesa cosa ti trovo invece? Una montagna di “…fogli ingialliti, scritti minutamente” a volte anche battuti a macchina, gli stessi, “… dei quali, sfortunatamente non rimane traccia” come scrive Antonio Mellone a pag. 26 del suo “Monsignor Paolo Tundo - Arciprete di Noha”, Noha, 2003.
La maggior parte delle missive, riguardano alcuni “botta e risposta” con i vari Enti istituzionali pubblici ed ecclesiastici, a proposito di “costruzione – quasi ex novo- e ristrutturazioni” della Chiesa Parrocchiale (“nuova costruzione di parte della Chiesa” – si legge sulla relazione dell’ing. Baldari del 1916). Da questa precisazione, e cioè “…di parte” e “…quasi ex novo” abbiamo la conferma che nel 1901-1904 la struttura precedente, quella descritta nella Relazione del Vescovo Luigi Vetta (*) non venne abbattuta del tutto ma solo in parte.
In queste lettere incontro un don Paolo forte, caparbio e preparato ma anche paziente e “resistente”. Don Paolo ha vissuto a Noha un lungo periodo di gravi vicissitudini sia sociali che economiche. Dal 1920, anno della sua nomina di viceparroco, al 1962, anno della sua dipartita, Don Paolo attraversa la prima grande guerra dove è coinvolto personalmente insieme a migliaia di altri soldati nella veste di ufficiale cappellano militare.
Successivamente, nel ventennio del fascismo che lo vede nel ruolo di Podestà di Noha, comunità già allora con 2500 abitanti, e nella sofferta lotta per la liberazione dal nazi-fascismo, Don Paolo prova a traghettare Noha verso “cieli nuovi e terra nuova” tra mille peripezie. Ed ecco un arciprete “che lotta” con impegno non solo attraverso le lettere che incontriamo nella vicenda della Chiesa Parrocchiale (e che alleghiamo a questa ricerca), ma soprattutto per averci messo del suo, realizzando la scuola materna di via Carso, un’opera ineguagliabile, un bene comune che ci auguriamo rappresenti per sempre una rampa di lancio nella vita di molte generazioni di nohani.
Il documento più importante che ho rinvenuto è la relazione sulle vicende che riguardano le ristrutturazioni della Chiesa e che lui stesso redige diligentemente con date e riferimenti dei protagonisti della vicenda.
Nel 1920 don Paolo si trova a dover gestire i danni gravissimi registrati dalla struttura della chiesa matrice: “…dovuti nell'incursione aerea del campo di aviazione di Galatina nel giugno 1943”, [imputabili a] “difetti statici, aggravati dalle infiltrazioni delle acque piovane”, nonché “dalla mancata manutenzione dell'edificio”.
Fino a dover affrontare “un'ordinanza di chiudere la Chiesa per eventuali danni che potrebbero avvenire alle persone”.
Quest’ultima una decisione presa dall’allora Sindaco di Galatina, Carmine D'Amico. Ma don Paolo si oppone: “…Io per parte mia non escludo la gravità dello stato in cui si trova la Chiesa. Vi dico soltanto che non c'è questo pericolo imminente. Possibilità di officiare in un'altra Chiesa non c'è perché esiste la sola Cappella della Confraternita che a malapena può contenere 100 -120 persone.”
E qui salta fuori il vero dramma: a quanto pare ci sono di mezzo molti “soldi spesi male”, ma ne occorrono degli altri, tanti altri, onde né il Comune, né altri Enti come lo stesso Minostero del L.L P.P. o il Provveditorato di Bari, vorrebbero ammettere colpe: ed ecco quindi la sua categorica accusa: “È vero: “cane non mangia cane” e qui sta tutta la magagna. Non si è voluto apertamente dire la verità, che cioè la somma precedentemente spesa è andata… in fumo. E perciò l'Ingegnere Stasi ha trovato quest'altra formula: “La somma stanziata per i restanti non è stata sufficiente”.
Come sono attuali le parole dell’antico arciprete di Noha.
(*) da “Noha La Sua Storia” di P. Francesco D’Acquarica, imc, 2021:
[…nel 1857 a spese sue personali l’arciprete Alessandrelli, con l’aiuto del Vescovo Luigi Vetta, di Gaetano Congedo, il quale vi aggiunse per li arredi anche l’annua perpetua rendita di circa lire 200 e col concorso del popolo di Noha, fece ricostruire dalle fondamenta la chiesa parrocchiale insieme con la sagrestia e la torre campanaria. Il perito architetto Gregorio Nardò, lo stesso che a Nardò aveva costruito l’episcopio, valutò i lavori, ultimati il 7 ottobre 1857, ducati 411,33].
P.S. in allegato la relazione di don Paolo. Chi fosse interessato ad approfondire il resto della documentazione, potrà seguire le indicazioni predisposte dalla redazione di questo sito.
Marcello D’Acquarica
I dialetti sono tanti, proprio come tanti sono i Comuni della nostra meravigliosa Provincia. Ma ieri, in una domenica grigia e piovosa, tutti noi amministratori siamo stati uniti da un solo gesto: esercitare con responsabilità il nostro diritto-dovere di voto.
Lo abbiamo fatto con il cuore colmo di entusiasmo, consapevoli di compiere una scelta importante per il nostro territorio, per la nostra gente, per i nostri splendidi paesi, grandi e piccoli. Abbiamo scelto una persona che, proseguendo il cammino tracciato dal presidente Stefano Minerva, saprà affrontare le difficoltà e valorizzare le immense potenzialità della nostra terra.
I pronostici non erano dalla nostra parte, i giochi sembravano chiusi e quei grandi manifesti un po’ di timore lo incutevano. Ma non ci siamo arresi. Abbiamo lavorato a testa bassa, con la forza dei fatti più che con l’effetto del clamore, parlando al cuore e alla testa di chi, una volta nell’urna, ha fatto una scelta libera e consapevole.
Ha scelto un uomo giovane, capace, competente e sensibile, che saprà guidare la Provincia con uno spirito di squadra vero. E proprio quel gioco di squadra sarà la nostra arma vincente.
Ora la destra dovrà riflettere: le strategie non sempre funzionano e c'è chi nell’urna volta le spalle e vota con coscienza e con libertà.
Abbiamo compiuto un atto di forza e, sì, “ce imu cumbenatu!”. Ora però si torna al lavoro. La Regione e la Provincia parlano la stessa lingua: non possiamo permetterci di fallire.
Avanti tutta, Fabio!
Partito Democratico Circoli di Galatina e Noha

Sì, Si,la serata del 28 gennaio è stata una sensazione bellissima e molto comune sentirsi felici di ritrovarsi dopo circa 50 anni, questo significa che l'amicizia è forte e che, nonostante le distanze o le pause, nulla è cambiato davvero, dimostrando la profondità del legame e la gioia di condividere nuovamente esperienze e ricordi. Un grazie di cuore a Padre Antonio Febbraro e a tutto il suo amatissimo "Gruppo Giovanni "
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Apollonio Antonello
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