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Articoli del 11/02/2026

Di Antonio Mellone (pubblicato @ 13:21:13 in NohaBlog, linkato 491 volte)

Non siamo ancora ai livelli di notorietà del carnevale di Venezia (pare uno fra i più antichi del mondo, e con spesa pubblica a diversi zeri prima della virgola), o alla mole dei carri carnascialeschi di Putignano che sfilano da appena 632 edizioni (diconsi sei secoli abbondanti di esperienza), e nemmeno ai 33 anni suonati di carnevalate dei nostri vicini di casa, anzi amici fraterni di Aradeo, che molti trucchi del mestiere ci hanno insegnato nel corso di più collaborazioni e cameratismi; ma ridendo e scherzando il Carnevale di Noha, pur risuscitando dalle ceneri di sfilate di qualche decennio addietro, ha tagliato in grande spolvero il terzo anno di vita con un crescente numero di gruppi mascherati e carri allegorici (stavo per dire anagogici), ognuno latore di un messaggio di impellente attualità (dalla pace alla preservazione del pianeta, dal conoscere se stessi al rispetto dei diritti di tutti).   

Invero si stanno ancora sperimentando i percorsi del corteo, per dire della fase tuttora (e speriamo continuamente) progettuale della kermesse. Quest’anno, per esempio, s’è optato - c’è da riconoscere con risultati eccellenti - per “spaccanohapoli”, cioè l’ampia strada, tendenzialmente rettilinea, dico senza curve a gomito, che divide Noha nord da Noha sud con partenza dalla periferia ovest del paese, attraversamento di tutta via Aradeo, passaggio (obbligato) downtown San Michele, e culmine in piazza Castello dove lo spettacolo è proseguito con la musica di Radio Orizzonti Activity, le coreografie dei corpi di ballo, le premiazioni, i mattacchioni Tekemaya & Zigo e il Dj a km0 Riki Pellegrino. Purtroppo non s’è potuto rispettare tutto il cartellone procedendo fino alla fine con l’attesissimo Showcase di Danilo Seclì e Luigi Abaterusso per via della pioggia che, inverando le già infauste previsioni, ha perlomeno atteso la premiazione dell’ultimo carro in parata prima di prendersi la scena a catinelle.          

L’energia espressa sabato 7 febbraio scorso è frutto del lavoro di associazioni indigene come le benemerite L’Aretè de Noha, Nohart, Nove e ¾ (quest’ultima si è occupata oltretutto di organizzazione, sicurezza, certificazioni, impiantistica, coordinamento e infiniti altri fattori del palinsesto), scuole (come la materna nohana, neosettantenne ma fresca come una rosa e bella come l’arcobaleno), e svariati sodali  extramoenia, come appunto i gruppi di Collemeto e ça va sans dire di Aradeo, e sicuramente numerosi altri di ogni dove che in questo momento mi sfuggono (chiedo venia: ma non son mica giornalista io). Devo infine (ahimè) riconoscere l’ineccepibile impegno da parte delle istituzioni locali che non hanno mai fatto mancare presenza e spirito di collaborazione.

Cosa c’è dietro qualche ora di codesta macchina scenografica è presto detto: decine di incontri preparatori a partire dai mesi del solleone, prototipi in miniatura, progetti di impianti elettromeccanici da fare invidia a quelli dei migliori ingegneri nucleari, immancabili gruppi di WhatsApp (sopravvivervi è già di per sé impresa titanica), sacrifici di innumerevoli fine settimana, incetta di pile di giornali per la più ponderosa materia prima necessaria alla bisogna (ossia la cartapesta - a quanto pare il miglior uso che oggi si possa fare dei quotidiani, soprattutto mainstream), ricerca spasmodica di imprescindibili sponsor (ci siamo anche noi di Noha.it), e tante prove di danza (e altrettante conviviali prove di panza) dei variopinti ensemble nei luoghi più disparati di google-maps: scantinati, capannoni industriali, palestre, seconde case in campagna, salotti, garage e ramèse. A proposito di balli, per favore la prossima volta si inverta la direzione di un girotondo, si corregga un ritmo, o chessò io, si introduca un nuovo passo: non vorrei che le saggiate figure coreutico-musicali contenessero (involontariamente eh) elementi incontrovertibili di danza della pioggia visto che per ben due volte su tre s’è dovuto rinviare l’appuntamento programmato - e ieri sera, pur partito, troncato anticipatamente - a causa delle precipitazioni atmosferiche.

*

Chiudo. Come accade altrove, anche per il nostro ormai rituale appuntamento annuale sarebbe il caso di ideare un’appropriata maschera iconica. A Napoli c’è Pulcinella, a Gallipoli Lu Titoru, a Putignano Farinella, eccetera, mentre a Noha finora nulla. Io ovviamente non potrei proporre una Fetta di Mellone per manifesto conflitto di interessi. Ma credo che si potrebbe senz’altro suggerire, non senza preventiva democratica consultazione, l’effigie gaudente di qualche nostro folkloristico Sindaco.

 

Antonio Mellone

 

Nelle settimane che hanno preceduto e accompagnato il Natale, a Galatina è accaduto qualcosa di inaspettato. Senza grandi annunci ufficiali e senza firme dichiarate, cinquanta quaderni bianchi sono comparsi in diversi angoli della città con un invito semplice: scrivere un pensiero e rimetterli in circolo.

È nato così Di Mano in Mano – Quaderno viaggiatore, un esperimento collettivo che ha trasformato un oggetto quotidiano in un filo invisibile tra le persone, capace di attraversare relazioni, generazioni e luoghi della città. Chi trovava il quaderno poteva aggiungere una frase, un disegno, una confessione, un desiderio, e poi affidarlo a qualcun altro. Il tutto in modo libero, anche anonimo.

Nel periodo natalizio l’iniziativa è stata accolta con un entusiasmo sorprendente. I quaderni erano ovunque: sulle panchine, nei vicoli, nei bar, nei luoghi simbolici della città. Sui social si è creato un vero e proprio gioco di avvistamenti, tag, condivisioni e passaggi di mano. Le pagine pubblicate hanno raccontato storie intime, riflessioni profonde, ironia, rabbia, amore. Un racconto corale che ha mostrato quanto una comunità possa attivarsi quando le si offre uno spazio di espressione autentica.

L’obiettivo dichiarato nelle prime pagine dei quaderni è semplice ma ambizioso: unire, incoraggiare la condivisione, abbattere la solitudine e scoprire cosa accade quando una città intera scrive insieme.

Oggi il progetto entra nella sua fase conclusiva. Molti quaderni sono già tornati, ma altri sono ancora in circolazione. Per questo è stato lanciato un ultimo appello alla cittadinanza: chiunque sia in possesso di un quaderno è invitato a riportarlo il prima possibile presso uno dei punti di raccolta indicati — Caffè Lenee (Teatro Tartaro), Caty Bar e Oasi Bar.

Per ringraziare chi contribuirà alla restituzione, è prevista una piccola ricompensa simbolica: caffè e cornetto offerti dai bar aderenti all’iniziativa.

Resta ancora un elemento di mistero attorno a Di Mano in Mano: non è stato reso noto chi abbia ideato e promosso il progetto, né cosa accadrà una volta che tutti i quaderni saranno rientrati. Proprio questa assenza di firma ha contribuito a mantenere alta la curiosità e a far sì che l’attenzione restasse concentrata sull’esperienza collettiva più che sui suoi organizzatori. Ora la città è chiamata a compiere l’ultimo gesto necessario: far tornare a casa i quaderni per permettere all’esperimento di giungere a compimento e scoprire quale forma prenderà il racconto nato dalle mani dei galatinesi.

La Redazione
Di Mano in Mano

 

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